Mercoledì, 24 Maggio 2017 16:01

Cosa accade in una fonderia di ghisa?

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Che cosa accade in una fonderia di ghisa? Per dare una risposta a questa domanda è necessario sapere che sono molti i tipi di ghisa che si possono ricavare da questa lega: un esempio è la ghisa gregia, nota anche come ghisa lamellare, che rappresenta la tipologia più diffusa e che viene ottenuta in seguito alla fusione di acciaio e rottame di ghisa, con l'unione di elementi grafitizzanti. Il tenore di carbonio è compreso tra un minimo di 2.5% e un massimo di 4% in peso, mentre il tenore di silicio, che è l'elemento grafitizzante per antonomasia, è compreso tra un minimo di 1% e un massimo di 3%. La presenza di fosforo e silicio e la composizione in lamelle determinano un certo grado di fragilità, a cui si pone rimedio con la formazione di lamelle più corte. Va detto, per altro, che la grafite in lamelle induce una certa fragilità al punto che non si può parlare di resilienza, di duttilità o di snervamento. 

 

Questo tipo di ghisa è il risultato di trattamenti termici di vario genere: se la ricottura ha il compito di aumentare la truciolabilità, a causa della decomposizione dei carburi ledeburitici, con la normalizzazione la ferrite viene trasformata in perlite, e così si ottiene un incremento della resistenza all'usura.

La fonderia di ghisa: un ambiente da conoscere

In una fonderia di ghisa dedicata alla produzione di ghisa lamellare sono presenti, dunque, macchinari di vario genere, a seconda dei procedimenti da mettere in pratica: sulle guide dei basamenti di strumenti utensili, per esempio, si esegue la tempra a induzione. Ma quali sono i vantaggi offerti da questa ghisa particolare? In primo luogo è bene mettere in evidenza la truciolabilità eccellente, che è il frutto della composizione a base di grafite, una dote a cui va aggiunta l'ottima colabilità, dovuta alla prossimità con la composizione eutettica. La resistenza allo scagliamento fino a circa 300 gradi e la capacità di smorzare le vibrazioni per merito delle lamelle di grafite sono due ulteriori caratteristiche positive degne di nota.

In uno stabilimento che gestisce la lavorazione della ghisa ci sono reparti differenti: senza entrare in modo eccessivo in dettagli tecnici che potrebbero risultare un po' troppo complicati, si può comunque dare uno sguardo al sito dell'azienda marchigiana Fondar, raggiungibile all'indirizzo www.fondar.com, che elenca tutti i macchinari a disposizione, suddivisi per reparto. In quello di granigliatura, per esempio, si possono trovare una sterrogranigliatrice a tappeto rampante con una capacità massima di mille chili, una sterrogranigliatrice a grappolo con un gancio dalla portata massima di mille chili e una sterrogranigliatrice a grappolo con un gancio dalla portata massima di più di tremila chili. Ovviamente, è il reparto fusorio il cuore di tutto lo stabilimento, con il suo impianto automatico di trattamento di sferoidizzazione a filo animato e i suoi quattro forni, di cui uno di colatura automatico.

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